Por Maurizio Cucchi*

Traducción Mario Pera

Crédito de la foto (izq.) Ed. Mondadori /

(der.) www.cover-cosediletteratura-ilpiccolo.blogautore.repubblica.it

 

 

Sobre Ipotesi di felicità (‘Hipóteis de felicidad’, 2017),

de Alberto Pellegatta**

 

 

En nuestra joven y nueva poesía, Alberto Pellegatta es seguramente una punta de lanza. Un primer y claro ensayo sobre su trabajo fue la publicación, en 2011, de una obra que señalaba su impecable originalidad, discreta vocación y pronunciación, L’ombra della salute (‘La sombra de la salud’). Hoy su madurez aparece todavía más evidentemente adquirida en esta Hipótesis de felicidad, dónde la concreción de una visión desencantada de lo humano, el existir cotidiano es expresado en la elegancia refinada de una escritura al mismo tiempo desatada, comunicativa, vivaz y capaz de pasar del verso a la densidad matérica de breves composiciones en prosa. En este libro, también se observa el emerger de una conciencia del ser poeta, del poeta mismo expresado en la página, en el movimiento interno del texto donde el autor viene a entregarse como una suerte de sutil espía del propio gesto poético, pero sin ningún declive del sabor metaliterario.

Pellegatta dibuja su visión del mundo muy consciente de la feliz deuda con los maestros, sean ellos los amados artistas u otros modelos y referencias cultas, de Kafka al Max Aub de los Delitos ejemplares. Notable es, a continuación, el sentido explícito de Pellegatta para armar el conjunto arquitectónico del libro, concebido como un verdadero organismo, en línea con los mayores resultados de la poesía novecentista y contemporánea. En el espeso juego de referencias interiores que Hipótesis de felicidad ofrece en su tejedura, son sin duda importantes los pasajes en prosa, como el ejemplar capítulo del bestiario, con un refinadísima y agudamente irónica capacidad exhibe: el asimilar la naturaleza de las figuras animales a la de los humanos en sus tonos y comportamientos. Podemos decir bien, que la poesía de Pellegatta en su elevado nivel intelectual y de escritura, no es ya más una promesa sino una plena y feliz adquisición en el panorama literario de nuestro tiempo.

 

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(texto en su idioma original, italiano)

 

Sopra Ipotesi di felicità (2017),

da Alberto Pellegatta

 

 

Nella nostra giovane e nuova poesia, Alberto Pellegatta è sicuramente una figura di punta. Un primo evidente saggio del suo lavoro era stata la pubblicazione, nel 2011, di un’opera che già ne segnalava l’impeccabile originalità discreta della vocazione e della pronuncia, L’ombra della salute. Oggi la sua maturità appare ancor più evidentemente acquisita in questa Ipotesi di felicità, dove la concretezza di una visione disincantata dell’umano esserci quotidiano viene espressa nell’eleganza raffinata di una scrittura insieme sciolta, comunicativa, vivace e capace di passare dal verso alla materica densità di brevi componimenti in prosa. In questo libro si osserva anche l’emergere di una consapevolezza dell’essere poeta del poeta stesso espressa nella pagina, nel movimento interno al testo, dove l’autore viene a porsi come una sorta di sottile spia del proprio gesto poetico, ma senza alcun cedimento di sapore metaletterario.

Pellegatta disegna la sua visione del mondo ben consapevole del felice debito con i maestri, siano essi gli amati artisti o altri modelli e riferimenti colti, da Kafka al Max Aub dei Delitti esemplari. Notevole è poi il senso esplicito di Pellegatta per l’insieme architettonico del libro, concepito come vero e proprio organismo, in linea con i maggiori esiti della poesia novecentesca e contemporanea. Nel fitto gioco di rimandi interni che Ipotesi di felicità offre nella sua tessitura, sono sicuramente importanti i passaggi in prosa, come nell’esemplare capitolo del bestiario, in una raffinatissima e sottilmente ironica capacità che esibisce: quella di assimilare la natura di queste figurine animali a quella degli umani nei loro toni e comportamenti. Possiamo ben dire che la poesia di Pellegatta, nel suo elevato livello intellettuale e di scrittura, non è già più quella di una promessa, ma una piena, felice acquisizione nel panorama letterario del nostro tempo.
 

 

 

*(Milano-Italia, 1945). Poeta, crítico literario, traductor y publicista. Licenciado por la Università Cattolica di Milano (Italia). Como traductor, su labor se ha centrado en la obra de autores como Stendhal, Lamartine, Flaubert, Prévert, Mallarmé, Malherbe, Balzac y Jean Renoir. Ha ganado los Premios Viareggio, Montale y Bagutta. Ha publicado en poesía Il disperso (1976), Le meraviglie dell’acqua (1980), Glenn (1982), Il figurante (scelta di versi 1971-1985)Donna del gioco (1987), La luce del distacco (1990), Poesia della fonte (1993), L’ultimo viaggio di Glenn (1999), Per un secondo o un secolo (2003), Jeanne d’Arc e il suo doppio (2008), Vite pulviscolari (2009), Malaspina (2013), entre otros; en narrativa las novelas Il male è nelle cose (2005), La traversata di Milano (2007), La maschera ritratto (2011) y L’indifferenza dell’assassino (2012).

 

 

**(Milán-Italia,  1978). Poeta. Ganador de la primera edición del Premio Cetonaverde. Ha publicado en poesía Mattinata larga (2003), L’ombra della salute (2011) e Ipotesi di felicità (2017).

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