La antología de poesía mundial Planetaria (2019), se presentará el sábado 15 de febrero del presente, a las 17.00 horas en el Studio d’Arte del Lauro – Via Mosè Bianchi 60 Milano y, próximamente, en Génova, Boloña, Florencia, Roma, etc.

 

Por Mario Pera

Crédito de la foto Taut Editori

 

 

Planetaria. 27 poetas del mundo nacidos después de 1985 (2019).

Antología de Massimo Dagnino y Alberto Pellegatta

 

 

La editorial italiana Taut (en homenaje a los hermanos arquitectos) inicia su camino publicando una antología de poesía de 27 autores del mundo nacidos después de 1985, a la que se ha titulado Planetaria, señalando así una apertura a las nuevas voces de la poética mundial.

Se trata de una selección osada, basada en el juicio de críticos de departamentos universitarios de literatura y de reconocidas revistas del medio, como Quimera o London Poetry, entre otras. Se configuró un proyecto editorial no limitado a la agrupación de nombres, sino que ofrece un corte temporal para que los lectores puedan conocer la situación de la poesía y de su movimiento continuo y subterráneo. En ese sentido, los poetas seleccionados no utilizan fórmulas estándar para escribir su obra, sino plantean estructuras distintas que diferencien su obra.

Así, a lo largo de la antología, el lector conocerá la obra de los malagueños Cristian Alcaraz y David Leo y de la poeta siciliana Dina Basso. La ironía de Alessandro Biddau (1995) y Manuel Micaletto (1990), o el descubrimiento hiperbólico de Augusto Ficele (1992). La inglesa Ella Frears neutraliza la falsa combinación de roles en la dinámica emocional. O poetas recientemente conocidos por sus primeros poemarios, como el umbro Simone Burratti y el florentino Lorenzo Cianchi. En el grupo romano se encuentran Gabriele Galloni y Antonio Merola. La antología también abarca desde el muy joven Mario Gennatiempo, residente de Salerno y nacido en el 2000, hasta Federica Gullotta de Faenza y Michele Lazazzera, nacido en Matera, criado en Roma y ahora arquitecto en Bélgica. No falta el ruso Aleksandr Malinin, quien investiga la inquietud «obtusa» y mecánica del cuerpo dentro del sentimiento. Los milaneses son Iacopo Pesenti (1990), pintor consagrado, Gerardo Masuccio, conocido por su participación en la resurrección de una marca histórica como Bompiani, así como el outsider Riccardo Zippo y el artista Diego Marcon, quien por primera vez ingresa a la poética. Entre las confirmaciones, encontramos a poetas nacidos en los años 80, como el bergamasco Luca Minola y el nocerese Francesco Maria Tipaldi. Así también, se muestra el trabajo del venezolano Adalber Salas Hernández, neoyorquino por adopción, quien propone en cambio una personalísima forma de épica y, para cerrar, la poeta camboyano-americana Monica Sok, «crecida entre los campos de maíz y los carruajes amish de Lancaster, en Pennsylvania», el portugués Tomás Sottomayor (1994) o la asturiana Sara Torres.

 

 

Todos los jóvenes poetas presentes en esta antología, curada por Massimo Dagnino y Alberto Pellegatta, son:

Cristian Alcaraz (Málaga-España, 1990); Dina Basso (Sicilia-Italia, 1988); Alessandro Biddau (Génova-Italia, 1995); Simone Burratti (Terni-Italia, 1990); Riccardo Canaletti (Macerata-Italia, 1998); Lorenzo Cianchi (Florencia-Italia, 1985); Davide Cortese (Génova-Italia, 1994); Augusto Ficele (Bari-Italia, 1992); Ella Frears (Truro-Reino Unido, 1991); Gabriele Galloni (Roma-Italia, 1995); Mario Gennatiempo (Reggio Calabria-Italia, 2001); Federica Gullotta (Faenza-Italia, 1991); Michele Lazazzera (Matera-Italia, 1995); David Leo (Málaga-España, 1988); Aleksandr Malinin (Joškar-Ola-Russia, 1991); Diego Marcon (Busto Arsizio-Italia, 1985); Gerardo Masuccio (Salerno-Italia, 1991); Antonio Merola (Roma-Italia, 1994); Manuel Micaletto (Sanremo-Italia, 1990); Luca Minola (Bergamo-Italia, 1985); Iacopo Pesenti (Milano-Italia, 1990); Adalber Salas Hernández (Caracas-Venezuela 1987); Monica Sok (Pennsylvania-Estados Unidos de América, 1990); Tomás Sottomayor (Porto-Portugal, 1994); Sara Torres (Gijón- España, 1991); Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore-Italia, 1986) y Riccardo Zippo (Lecce-Italia, 1992).

 

Aquí una pequeña muestra poética de algunos de los autores presentes en Planetaria (2019):

 

La poeta Ella Frears.

 

Ella Frears (Truro-Reino Unido, 1991)

 

I asked him to check the Roof, then took the ladder away

 

All night I enjoyed the lie: not feeling well, upstairs in bed but sends his love.

 

I could feel his frustration above me, through the ceiling; could feel it

so strongly that it was as though my chest were the roof and he was trapped

inside me. How will we go on after? I thought, how will I end this?

 

He hadn’t called for help. Maybe he’d worked out a way down

but I didn’t think so. The dinner party was wonderful.

As the guests left I looked up and realised that there was no moon.

 

Shine, darling. I whispered. And from behind the chimney rose his little head.

 

 

Fucking in Cornovaglia

 

The rain is thick and there’s half a rainbow

over the damp beach; just put your hand up my top.

I’ve walked around that local museum a hundred times

and I’ve decided that the tiny, stuffed dog,

labelled: the smallest dog in the world, is a fake.

Kiss me in a pasty shop with all the ovens on.

I’ve held a warm, new egg on a farm and thought about fucking.

I’ve held a tiny green crab in the palm of my hand.

I’ve pulled my sleeve over my fingers and picked a nettle

and held it to a boy’s throat like a sword.

Unlace my shoes in that alley and lift me gently onto the bins.

The bright morning sun is coming and coming

and the holiday children have their yellow buckets ready.

Do you remember what it felt like to dig a hole all day

with a tiny spade just to watch it fill with sea?

I want it like that – like water feeling its way over

an edge. Like two bright-red anemones in a rock-pool,

tentacles waving ecstatically.

Like the gorse has caught fire across the moors and you

are the ghost of a fisherman, who always hated land.

 

 

Gli ho chiesto di controllare il tetto, poi ho portato via la scala

 

Tutta notte ho goduto della bugia: un po’ indisposto, è su a letto ma manda cari saluti.

 

Sentivo la sua frustrazione sopra di me, attraverso il soffitto; la sentivo

così forte che era come se il mio petto fosse il tetto e lui era intrappolato

dentro di me. Come andremo avanti poi? Ho pensato, come la farò finita?

 

Non aveva chiesto aiuto. Magari aveva trovato un modo per scendere

ma ne dubitavo. La cena è stata meravigliosa.

Mentre gli ospiti se ne andavano ho guardato in su e mi sono resa conto che non c’era luna.

 

Brilla, tesoro. Ho sussurrato. E da dietro il comignolo è sorta la sua testina.

 

 

Scopare in Cornovaglia

 

La pioggia è spessa e c’è un mezzo arcobaleno

sulla spiaggia umida; mettimi la mano fin sopra.

Ho camminato per quel museo di paese centinaia di volte

e ho deciso che il cagnolino imbalsamato,

etichettato: il cane più piccolo del mondo, è un falso.

Baciami in un panificio di pasty con tutti i forni accessi.

Ho stretto un uovo fresco e caldo in una fattoria e ho pensato a scopare.

Ho stretto un piccolo granchio verde nel palmo della mano.

Ho teso la manica fin sopra le dita e ho raccolto un’ortica

e l’ho stretta contro la gola di un ragazzo come una spada.

Slacciami le scarpe in quel vicolo e sollevami delicata sui cassonetti.

Il sole luminoso del mattino viene e viene

e i bambini vacanzieri sono pronti con i loro secchi gialli.

Ti ricordi cosa si provava a scavare un buco tutto il giorno

con una paletta solo per vederlo riempirsi di mare?

Lo voglio così – come l’acqua che indovina un percorso al di sopra

del bordo. Come due anemoni rosso accesso in una pozza di marea,

i tentacoli in onde estatiche.

Come se la ginestra si è incendiata attraverso la brughiera e tu

sei il fantasma di un pescatore, che ha sempre odiato la terra.

 

*

El poeta Mario Gennatiempo.

 

Mario Gennatiempo (Reggio Calabria-Italia, 2001)

 

Sono arrivato deserto

e me ne vado deserto.

Rigoglioso mi ospitò marzo

con ampi festoni di alloro.

L’amata stringeva fiori

la madre allattava il suolo

– ora, la terra è polvere

incastrata nel peso di ogni passo.

 

 

Ormai è colma di gelo, di buio insonne. L’aurora

divora qualche avanzo di muro, inghiotte

coppe intere di calce viva. A poco a poco

screpola i seni della sera incolta, brucia

sputa gusci di lumache secche, si consuma.

Nulla si affretta a restare nel ventre di primavere

morte – soltanto tarli, doglie, rimasugli

vuoti appiccicati alla pelle.

*

El poeta Gabriele Galloni.

 

Gabriele Galloni (Roma-Italia, 1995)

 

Ai morti si assottiglia il naso. Quando

li sogni se lo coprono. È normale

vederli a volto coperto passare

dal corridoio al bagno alla cucina.

 

 

I morti guardano alla luna come

un errore, uno sgarbo del creato;

pensano infatti che sia cosa messa

lì per illuderli (non percorribile).

L’imitazione di un antico sesso

senza ingresso né uscita né sala

d’attesa.

 

*

El poeta Simone Burratti.

 

Simone Burratti (Terni-Italia, 1990)

 

Quarti della notte/2

 

In camera, sulla scrivania, il cervello si espande. Sotto la lampada si esibiscono le mani bianche. I polpastrelli provano il vetro del bicchiere, punto di ancoraggio di tutto il corpo; gli occhi si stringono con una sofferenza.

Ogni qualche minuto lo si porta alle labbra con la giusta, calibrata trascuratezza. Il liquido scivola lungo il sangue, fa rovesciare la testa all’indietro: in questo modo è possibile stiracchiare il collo e, nello stesso tempo, interrogare il soffitto.

 

 

Quarti della notte/3

 

Voglia di uscire a cercare la notte. L’inquadratura si allontana, rivelando una spalla contro la colonna, mentre si resta attoniti col naso all’insù: il cielo si è liberato.

L’odore degli alberi, le stelle fisse: tutto torna a significare qualcosa. Ci si sente di nuovo bambini e si immaginano cose.

 

*

El poeta Aleksandr Malinin.

 

Aleksandr Malinin (Joškar-Ola-Rusia 1991)

 

Поднимается тревога, тупая стрела

пронизывает оба яблока,

первая передаётся через семя,

вторая летит прямо в сердце.

 

 

Сердце оттает,

сердце, оно как снег,

в огне не горит,

в воде не тонет,

подаётся холодным,

ничего не таит.

 

 

 

Si leva l’angoscia, una freccia ottusa

trafigge entrambe le mele,

la prima si trasmette attraverso il seme,

la seconda vola proprio sul cuore.

 

 

Il cuore si sgelerà,

il cuore è come la neve,

nel fuoco non brucia,

nell’acqua non affonda,

pare freddo,

non scioglie nulla.

 

*

El poeta Francesco Maria Tipaldi

 

Francesco Maria Tipaldi (Salerno-Italia, 1986)

 

Novella terza

 

L’uva fragola sarebbe stata causa di enormi

terribili diarree

Lo sapevano Nahum e i profeti tutti.

Le feci divennero molli

I ragazzi provarono il sentimento dei vitelli.

 

 

 

Variazioni sul viaggio dei magi di T.S. Eliot

 

fummo molto insultati nel cammino

e nel deserto ci tiravano le ossa dei cammelli

 

e la stella cambiava direzione come un pesce

nello stagno, ma chi cerca per noia

non perde coraggio e noi continuammo

 

 

e le notti erano umide di pioggia e ci venivano i malanni

 

bevemmo vino fino a perdere la strada

fino a trovare la cometa nelle pozze

fummo carnali e fummo in vita

(Dio)

 

un giorno, il giorno meno bello trovammo

il bambino putrefatto

il bambino che salvava nato morto

 

e scese tanta candida neve, facemmo ritorno

 

e il dono fu lo spreco e lo spreco fu il dono.

 

 

 

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